apr 25 2010

Progetto Mumbay

maurofagiani @ 08:27

BOMBAY: AIUTIAMO FRATEL  PETER PAUL

Dalla collaborazione con Madre Teresa alla decisione di intraprendere un proprio percorso al servizio dei più poveri: ecco un breve ritratto di fratel Peter Paul.

Camminare lungo le strade di Bombay e sentirsi chiamare in ogni dove “Uncle, Uncle…”. Gruppi di bambini di strada ti prendono per mano, a volte ridono e scherzano, a volte con pizzicotti o altro cercano di catturare la tua attenzione.

“ Come posso aiutare tutti, sapendo che se dai qualcosa ad un di loro arriva anche il resto della banda? E cosa fanno in strada, non sarà che qualche adulto in un modo o nell’altro li sfrutta?”.

Ma questa razionalità crolla e mi ritrovo in un negozietto a comprare pane e formaggio e a chiedere ai bambini “ Tu Maranam che è?”, equivalente indiano di “Come ti chiami”. Sushila, Sanghita, Pradip, tanti nomi, ma ancor più sono i volti di questi bambini che vivono fra stazioni, strade, baracche. Frate Peter Paul Raj, un indiano sulla quarantina, opera in Bombay cercando di dare sollievo ai più poveri ed aiutando i bambini di strada e rientrare in percorsi scolastici. Come lui, tante altre persone. La sua rimane tuttavia una tipica storia indiana. Dopo aver lavorato per alcuni anni con le Missionarie della Carità di Madre Teresa a Calcutta, sentì dentro di sè l’esigenza di dedicarsi completamente ai poveri. Si consigliò con diverse persone e con i superiori, ma tutti gli sconsigliarono di lasciare la Missione.

Se davvero Dio voleva che lui iniziasse un percorso per proprio conto, doveva aspettare, e tutto sarebbe accaduto, altrimenti doveva considerare tutto ciò una distrazione del diavolo.

Peter Paul aspettò, pazientemente, ma il suo sentimento cresceva sempre più forte e alcune divergenze nacquero fra lui ed alcuni fratelli della Missione. Fu così che, dopo dieci anni a Calcutta, chiese ai suoi superiori un periodo di tre mesi, per provare a seguire quella che lui sentiva come la sua strada. Ma la prima risposta che ottenne fu che, se si fosse allontanato dalla Missione, non sarebbe più potuto tornare indietro. Successivamente gli furono concessi solo tre giorni: “ Se Dio vuole, tre giorni ti basteranno per trovare la strada che cerchi!”.

Così partì per Bombay, cercò aiuto fra i preti delle altre chiese, ma tutti gli dissero che era un illuso, che a Bombay era tutto molto caro. Al terzo giorno fu informato di un posto alla periferia di Bombay dove, forse, l’avrebbero potuto aiutare. Il padrone non era in casa, però il vicino, rendendosi conto che Paul aveva realmente bisogno, gli offrì una stanza in un’altra zona di Bombay.

Madre Teresa gli offrì il suo aiuto, ma lui rifiutò, chiedendole solo la sua benedizione. Peter Paul cominciò a lavorare il 26 maggio 1994 con un paio di tagliaunghie e di forbici alla stazione di Dadar. All’inizio veniva visto con diffidenza, poi a poco a poco la gente imparò a conoscerlo e a rispettarlo, apprezzando gli aiuti che lui portava. Per tre anni visse fra le stazioni, le baraccopoli e la stanza dove dormiva. Le persone gli offrivano il cibo per sfamarsi. Con lui per sei mesi ha lavorato un italiano di Venezia di nome Claudio, che tornato in Italia ha cercato i finanziamenti per comprare una casa, inaugurata l’anno scorso. In questa ‘Casa-Missione’ attualmente vivono tre bambini, un ragazzo e alcuni Fratelli che aiutano Peter Paul ed un paio di donne, che di giorno cucinano e sistemano la Missione. In cambio, Paul si occupa di loro e dell’istruzione dei loro figli.

Paga ad una dozzina di bambini la retta del collegio, grazie al sistema di adozioni a distanza che sta cercando di ampliare. La sera gruppi di bambini vengono dalla baraccopoli vicina, per essere seguiti da volontari che li aiutano a studiare. Inoltre continua, con altre persone, ad andare a soccorrere i malati per le strade e le stazioni di Bombay. Sono stato ospite nella sua Missione per una settimana, prima di rientrare in Italia, e ho trovato in lui una persona gentile e sensibile coi bambini. Mi ha parlato dei suoi progetti futuri e mostrato una piccola scuola vicino alla baraccopoli dove opera. Si tratta di uno stabile in disuso di 170 mq da risistemare, del valore di circa L.80 milioni. Nei giorni successivi, mentre lui era assente della Missione, ho ricevuto una telefonata da Roma, che mi annunciava il versamento di L. 10 milioni in favore dei suoi progetti. Al suo rientro si è emozionato per la buona notizia e con una grande fede, che lo accompagna da sempre, mi ha detto “Credo proprio che Dio voglia comprare quella scuola.”

Marco Gruppo Aleimar

Rispondi